Prologo
Una leggera brezza entra dalla finestra aperta. Cullata dalla risacca in lontananza e dal canto delle cicale mi rintano sotto il lenzuolo. Poi il fracasso di una saracinesca mi riporta alla triste realtà.
Distesa sulla schiena sbarro gli occhi, il mio incubo quotidiano sta per avere inizio. Mi alzo dal letto e spalanco il balcone su un cielo terso che accoglie i primi raggi di sole.
«Buongiorno Bella» mi saluta il fautore di cotanto rumore, il mio dirimpettaio, mentre abbasso lo sguardo sulla stradina sottostante e gli lancio un’occhiata gelida.
Se ve lo state chiedendo, no, non mi chiamo Bella. Lui, per qualche oscuro motivo, mi chiama Bella. Con la B maiuscola, aspirata e trattenuta.
Io sono Iside, il nome con cui la mia amata genitrice mi ha chiamato appena venuta al mondo. Se fossi nata maschio sarei stata Ra, esattamente come il dio egizio del sole.
Tutto sommato, non mi posso lamentare.
Sbatto la finestra perché sia chiaro che non ho alcuna intenzione di intrattenere rapporti di buon vicinato. Lui, il mio dirimpettaio, è l’ultimo uomo al mondo con cui avrei mai desiderato avere un qualsiasi tipo di relazione. Gestisce una piccola pasticceria. Piccola ma molto speciale. Quel tipo di piccolo negozio che ogni magnate dell’industria di massa vorrebbe nella sua catena.
Con lui, devo, diciamo… lavorare.
Come sono potuta arrivare a questo punto? Sono settimane che me lo chiedo. Ogni mattina. Ogni sera. Ogni misero istante della giornata.
Ma andiamo per ordine.

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