Così conobbi l’uomo che mi sta di fronte in questo momento.
«Buongiorno Bella. Hai l’aria tesa questa mattina. Se vuoi, conosco dei modi per farti svegliare con il sorriso…» mi accoglie ammiccante.
Ecco, capite cosa voglio dire?
«Grazie» rispondo regalandogli un sorriso tanto angelico quanto sarcastico mentre guardo le sue mani che decorano esperte delle splendide tortine. E' un maestro nel suo lavoro.
«Io avrei una precisa idea di cosa potrebbe rendermi felice. Ad esempio, potresti firmare il contratto così non sarei più costretta a vedere la tua faccia tutti i giorni. »
Pensate che sia stata scortese?
Solamente perché non ho ancora finito di raccontarvi tutta la storia.
Per farla breve dopo una veloce e molto illuminante chiacchierata con Zia Vincenza, venni a sapere che lui, il ragazzo del mocio, proprio quello del “Bella”, è la persona che deve firmarmi il contratto per l’acquisizione della bottega.
Lei oramai, mi dice con la saggezza che solo i suoi anni possono conferirle, guarda solo alle cose dell’altro mondo. E’ suo nipote che gestisce la pasticceria e lei si fida del suo giudizio.
In quel preciso istante le mie certezze vacillarono.
Ed effettivamente, la faccenda si sta rivelando più o meno come strappare un pezzo di carne fresca dalla bocca di un leone affamato.
Luca non ha intenzione di mollare la sua bottega. Ama il suo lavoro, si vede. Ma, quel che è peggio, non riesce a parlare seriamente per più di due minuti. Lui deve provarci. Sempre.
Inoltre non capisco perchè non sia allettato dalla nostra proposta. Non è solo questione di soldi, gli stiamo offrendo anche una carriera. Lasciare questo buco di paese per Milano, Parigi, Londra, New York. Incontrare i migliori pasticceri del mondo, dirigere una sua linea di prodotti. Chi non vorrebbe questo futuro?
«Senti Luca…» mi rivolgo a lui con tono conciliante, oramai gli avrò esposto il progetto un milione di volte.
«Potremmo andare in spiaggia, ti va? » alza gli occhi dal suo lavoro e nel suo volto si allarga un sorriso sexy.
A volte penso che sia sincero. Dico davvero. Ha questo sguardo sereno, gli occhi gli diventano di un azzurro limpido e compare una piccola fossetta sulla guancia.
Abbasso gli occhi perché ho paura che veda il leggero imbarazzo che mi sta avvolgendo. Avrei veramente voglia di dirgli di si. Al diavolo il contratto e la mia vita.
«Anche se a te sembrerà impossibile che una donna non muoia dalla voglia di stare con te, l’unica cosa che mi andrebbe in questo momento è che tu la smettessi con i giochetti e che ti decidessi a firmare » dico invece lanciandogli l’ennesima stampa del contratto sul tavolo e inscenando un’uscita teatrale dal laboratorio.
Mi dirigo a passo di marcia verso il mio posto preferito. Dietro alla chiesa, tra due grandissimi fichi, c'è una panchina di pietra che guarda il mare a qualche chilometro di distanza. La vista è meravigliosa.
Penso sia giunto il momento di chiamare in ufficio per annunciare il mio fallimento. Luca non ha intenzione di mollare il laboratorio. Anche l’offerta più allettante non l’ha fatto vacillare un secondo.
Mi siedo su una panchina fronte mare e comincio a giocare con il cellulare, pensando a come comunicare la disfatta. Sicuramente Grande Puffo non ne sarà felice, ma se ne farà una ragione.
E’ solo un negozietto….che sarà mai.
Vogliamo confrontare questo inconveniente con la mia vita?
Grande Puffo ha centinaia di punti vendita, io avevo un solo fidanzato.
Mi vedevo già nel nostro bellissimo attico. Una vita tranquilla, sicura, serena. Dopo anni di comune con mia madre e i suoi invasati, finalmente la normalità. Successivamene mi sarei dedicata a realizzare il mio sogno più grande. Aprire una mia pasticceria.
Capirete che in confronto la mancata acquisizione di Zia Vincenza non sia poi così grave.
Mentre cerco di convincermi che la situazione non è disastrosa, il cellulare si anima e sul display appare il nome di Laura, la mia assistente.
Evidentemente era destino.
«Ciao Iside, come stai? »
«Sono stata meglio. Lì come va? »
«Ci manchi…» sento una leggera esitazione nella sua voce «Quand’è che torni? »
Mi potrei sbagliare, ma ho la sensazione che non sia una domanda casuale «Perché? E’ successo qualcosa? »
«No, no…è solo…ecco, il capo vorrebbe sapere a che punto sei con l’acquisizione…» Laura non è mai stata brava a gestire lo stress. Ha tante qualità, è un’assistente eccellente, ma mai metterla alle strette. Ha questo tremolio nella voce che la tradisce
«Laura, oramai ti conosco. Non girarci intorno, dimmi cosa succede. »
«Non te la prendere con me, io faccio solo quello che mi è stato detto. Mi hanno chiesto di riferirtelo di persona, ma se non ti dai una mossa te lo metteranno per iscritto.»
Una lama mi trafigge lo stomaco. Cosa può andare ancora storto? Non è sufficiente che la mia vita privata vada a rotoli, adesso ci si mette pure il lavoro?
«Il capo ha detto che se entro una settimana non torni con il contratto firmato, puoi anche non presentarti più in ufficio»
Lo dice tutto d’un fiato, deve essere stato il discorso più impegnativo di tutta la sua vita.
Il respiro mi si blocca al livello dei polmoni, mille api mi ronzano nelle orecchie e un’eclissi improvvisa oscura il cielo.
«Iside, ci sei? »
No. «Si»
«Non ti devi preoccupare. Sei una grande nel tuo lavoro, sono certa che non ci saranno problemi…» «Laura, devo andare»
Chiudo la conversazione mentre tutto il mondo finora conosciuto va in frantumi.

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